Follow Orobie: Pertüs, Valcava, Tesoro

PRIMA TAPPA – Pertüs, Valcava, Tesoro.

Lo ammetto subito: ho davvero compreso la geografia della nostra terra solo salendo in alto, spinto anche dalla voglia di comprendere cosa ci fosse “dietro” ai confini naturali; è così che ho imparato in maniera concreta la disposizione di valli, fiumi, laghi e molto altro.

(Tramonto – Tesoro)

Laghi, dicevo: per me sono sempre stati un elemento fondamentale dal fascino irresistibile e spesso misterioso, dalla piccola pozza che si può trovare in un pascolo, spesso creato artificialmente, fino ai principali bacini d’acqua.

C’è un laghetto che visito spesso durante l’anno, uno dei luoghi presso i quali faccio volentieri sosta: il laghetto del Pertüs. Personalmente lo considero un punto di arrivo, il mio “Gran Premio della Montagna” di casa, pure meglio del più frequentato (e poco distante) passo di Valcava: qui infatti la visuale è tutt’altro che scontata, con i ben più ampi specchi d’acqua di Garlate, Olginate, Annone e Pusiano a conquistare subito l’attenzione. Qui anni fa ci organizzai pure un mio compleanno: dopo una lunga ricerca riuscimmo a barattare un generatore d’elettricità da cantiere e con esso suonammo fino a notte fonda, con tanto di luci di un qualche Natale passato e tanto spirito “Do it yourself”.

(Tramonto- Tesoro)

Se apprezzate le uscite in mountain-bike, vi consiglio la discesa che scende verso Carenno, mai impegantiva ma comunque divertente, adatta un po’ a tutti.

Se invece siete appassionati del ciclismo nostalgico e delle grandisalite, non potete non conoscere il nome del già citato Passo di Valcava: si trova poco distante dal Pertüs e lo si può raggiungere dalla valle Imagna (consiglio sempre di salire dalla splendida e ombreggiata strada di Bedulita, per poi dirigersi a destra verso Costa Imagna), ma il lato più noto e combattuto è certamente quello che sale da Torre de’ Busi: qui superata la metà abbondante dell’ascesa iniziano le prime visioni mistiche e molti procedono zigzagando lungo l’asfalto, con un 18% di pendenza massima che non fa sconti a nessuno. Il nome più celebre da queste parti è Laurent Fignon, il francese che venne ribattezzato “Le Professeur” per quella sua aria da filosofo, i capelli lunghi raccolti e la montatura d’occhiali pesante; nel 1986 la salita del Valcava lo costrinse piedi a terra, perdendo lì la sua sfida al Giro di Lombardia di quell’anno, la “classica delle foglie morte” facente parte della ristretta famiglia delle prestigiose “classiche monumento”. Roba per cuori forti.

Le ore notturne si associano sempre, nel mio immaginario, con le evasioni: sarà che in molti film è quello l’orario durante il quale l’attenzione da parte delle guardie è minore, sarà che la naturale mancanza di luce permette di agire in maniera più discreta, ma quando io voglio evadere direttamente dall’uscio di casa la destinazione è spesso la stessa: il Monte Tesoro.

Notturna - Valle Imagna

(Notturna- valle Imagna)

Quando il caldo non mi consente di dormire durante la stagione estiva, oppure ho bisogno di schiarire le idee, con un punto di vista differente e “privilegiato”, ma senza prendere l’auto… ecco, allora impugno lo zaino, delle scarpe comode (o degli scarpini da mountain bike e un frontalino) e punto dritto a questa modesta ma entusiasmante vetta a due passi da Bergamo.

Che sia una notte d’autunno, con il cielo terso e le luci di tutta la Bassa a fare da cornice o che sia un’alba estiva, con il vento forte e fresco a penetrarti ed alleggerirti la mente, qui mi sento sempre “a casa”; seduto sull’erba, le mani incrociate sulle ginocchia, la testa abbandonata e la piacevole sensazione d’essere un poco fuori da quel “tutto” che si stende a perdita d’occhio sotto agli occhi.

Andrea.

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