Nasce Follow Orobie: una fuga dalla realtà

Credo di essermi avvicinato alle prealpi di casa (quelle bergamasche) da bambino, grazie al giovane curato che gestiva il nostro Centro Ricreativo Estivo: niente gite ai parchi giochi, noialtri si andava ogni settimana ad un rifugio diverso.

Altre volte si usciva per frazioni, allenando gambe e polmoni. Con gli anni delle scuole medie invece le montagne di casa diventarono il terreno d’allenamento ideale per chi come me gradiva meno la compagnia dei coetanei, preferendo un buon giro nei boschi e sulle rocce che stavano oltre la linea del verde, passando di colpo al grigio della pietra.

Erano anni di formazione, non avevo la benché minima idea di quel che significasse la montagna, l’arrampicata, l’alpinismo; ci andavo da solo per il semplice gusto di salire, di affrontare zone ignote ed isolate, zone dove nessuno metteva piede dai tempi dei pastori di qualche generazione precedente.

Alle superiori iniziai ad andare in montagna saltando lezione: talvolta venivo convinto dagli amici dell’epoca ad andare ad Orio center (che era la novità per quegli anni) ma più spesso prendevo il motorino e finivo su qualche montagna dietro casa: giusto il tempo di arrivare in vetta, sedermi qualche minuto e tornare prima di mia madre (che ancora oggi non sa nulla di queste “fughe”).

Ho sempre visto la montagna come un luogo nel quale evadere dai pensieri negativi, dalle zavorre dell’epoca moderna, dal chiasso che ci circonda in continuazione e le Orobie sono una palestra naturale tanto per il corpo quanto per la mente: poco frequentate dal turismo di massa (stazioni sciistiche a parte), molto selvagge, lontane il giusto dal caos.

Se dovessi dare una definizione o un senso alle mie peregrinazioni orobiche, alle mie ascese, direi che è tutto sintetizzabile con una “fuga dalla realtà”.

 

Con questa nuova rubrica, Andrea ci racconterà delle motivazioni, dei pensieri, degli aneddoti che stanno celati dietro ad ogni uscita, ad ogni scorcio, ad ogni foto.

Andrea non è un fotografo, non è un alpinista formato, non è uno scrittore né tanto meno un giornalista.

Quel che vedrete e leggerete non saranno articoli ben strutturati con cadenza regolare ma riflessioni e spunti nati da un bisogno di raccontare ciò che di per sé è quasi impossibile da condividere, perché ognuno vive la sua esperienza di montagna in base alle proprie esigenze e capacità, con la voglia di conoscere e testare i propri limiti.

Sarà dunque un piacere immenso aprire quella che Andrea considera a tutti gli effetti la sua personale “finestra sulle Orobie”, proprio come quella che vedete qui (scattata dal monte Arera, nelle prealpi bergamasche centrali).

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